Sul numero scorso del Gazzettino Sampierdarenese è comparso un breve articolo dal titolo curioso, a firma del nostro Caporedattore Stefano D’Oria, il cui contenuto si situa sull’indefinibile confine tra cronaca e prosa poetica. Il titolo è: “La speranza del gatto rosso dalla coda mozzata”. La storia che racconta, apparentemente semplice, ma in realtà densa di significati, è quella del gatto randagio del titolo, presenza consueta nella via dove l’autore del testo abita. Affacciandosi dal balcone di casa, ogni sera lui vede quel gatto, vero padrone della via in mezzo al quadro mutevole di ciò che accade.

Poi una sera come le altre lo scenario consueto muta: “Non vedo passare più nessuno: né macchine, né donne che portano a passeggio il cane, né ragazzi scalmanati, né ubriachi che barcollano cercando di raggiungere casa. Vedo solo lui: il gatto rosso con la coda mozzata” osserva l’uomo. Sulla via è calata di l’atmosfera gelida di questo periodo di clausura che tutti stiamo subendo, contro un nemico subdolo e invisibile. Solo quel gatto rosso dalla coda mozzata resta a presidiare il senso comune delle consuetudini che, con la loro ripetitività, ci rassicurano: “Ogni tanto – osserva il protagonista umano di questa storia, parlando del suo interlocutore felino -, nel silenzio della strada, alza lo sguardo e mi vede affacciato alla finestra. Con gli occhi mi parla e mi dice: “Amico, non ti preoccupare: tutto passerà e sarà come prima. Torneremo ad essere noi stessi. Io continuerò a passare la mia vita sdraiato sotto le auto, pronto a cacciare gli intrusi dalla via e tu ritornerai ad essere l’uomo di prima, con i tuoi impegni, le tue passeggiate, i tuoi incontri, le tue storie di ogni giorno”. Lo vedo andare via lento ma, grazie al suo sguardo, riprendo fiducia, ritorno ad essere un po’ più ottimista e penso che presto la vita tornerà ad essere quella che il gatto rosso dalla coda mozzata ed io abbiamo sempre vissuto”.

Quando si perde il senso del presente ci si aggrappa anche a minimi segni che nella realtà quotidiana possano aprire alla speranza. Ecco che quel gatto rosso dalla coda mozzata, che molti non degnerebbero di attenzione nella vita quotidiana, quando questa viene stravolta per cause esterne contro cui si è impotenti, assurge a un pregnante valore simbolico: la sua costante presenza, indifferente al dramma del presente, diventa prezioso viatico per un futuro che almeno possa essere uguale al passato: ordinario, ma sereno.

Va rilevato che questo piccolo racconto filosofico, comparso anche nell’edizione online del nostro periodico, ha suscitato molti commenti positivi nei lettori: si sono riconosciuti in quell’atmosfera metafisica di sospensione della realtà, quella che tutti stiamo vivendo in questi giorni di reclusione fra le quattro mura domestiche per effetto delle leggi speciali varate dal Governo per contrastare la pandemia da Coronavirus. Una situazione che ci costringe a guardarci dentro. E che suscita sentimenti che travalicano i limiti nazionali. Perché tutto il mondo oggi vive quella situazione. Quella storia, ambientata nella nostra ‘piccola città’, potrebbe svolgersi a New York come a Montecarlo. E, in effetti, dal paradiso del Principato di Monaco, ci ha scritto Claude Passet, presidente dell’Accademia delle Lingue Dialettali e amico del nostro Gazzettino: “Ho tradotto in francese questo bellissimo articolo del Gazzettino, pieno di poesia e filosofia. Un segno di speranza in questo periodo difficile. Ho pubblicato il testo in italiano e in francese sul mio profilo Facebook e l’ho inviato agli amici”. Quindi i tanti professori e studiosi affiliati all’Accademia da vari Paesi del mondo ora conoscono (e apprezzano) il nostro gatto rosso sampierdarenese dalla coda mozzata. Ci manca poco che il nostro Caporedattore sia proposto per il Nobel.

Marco Bonetti
27 aprile 2020

Di admin

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