Sarzano
è una piazza ovale, cosa strana per la città di Genova.
Lorigine del suo nome è controversa, alcuni lo fanno
derivare dalla mitologia, da arx Jani cioè sede di
Giano, altri da Fundus Sergianus cioè da fondo
di Sergio, visto che in epoca romana vi si trovava il monumento a
Sergio Sergiano.
Dallinizio del Medio Evo, la piazza fu adoperata per feste e per giostre armate e, spesso, fu campo di battaglia fra opposte fazioni, soprattutto nelle lotte fra le famiglie guelfe e ghibelline. Tra i vari fatti di sangue avvenuti nel corso dei secoli in questa zona, è da ricordare quello che avvenne la vigilia di Natale del 1640, quando il pittore Pellegro Piola fu assassinato a pugnalate mentre attraversava la piazza.
Comunque, la zona di Sarzano non era conosciuta solo per questi fatti, ma, come ricorda il Giustiniani, anche perchè era "la piazza grande dove si lavoravano le corde".
Sotto il suolo cerano due grandi cisterne fatte scavare dai Padri del Comune, che servivano come serbatoi dellacqua nel caso ci fosse un assedio alla città. Dopo anni di abbandono, una delle due cisterne fu riattivata, utilizzandola come fontana. Sopra il pozzo scoperto fu edificato un tempietto (sotto nella foto dei primi anni 70), disegnato da Bartolomeo Bianco, sulla cupola del quale venne posto il busto del Giano bifronte.
Sotto
Sarzano, verso levante, si trova Campopisano.
Prima della Battaglia della Meloria (vedi Genova nei Secoli d'Oro) nel 1284, questo luogo era chiamato Campus Sarzanni, ossia Campo di Sarzano. Il nome cambiò quando in quella zona vennero condotti 9000 prigionieri pisani. In quellepoca si diceva che "chi vuol vedere Pisa vada a Genova" e sinsinuava, addirittura, che i pisani venivano scambiati con sacchi di cipolle.
Al sopraggiungere dellinverno, a causa dellindigenza in cui vivevano, la maggior parte dei prigionieri morì, venendo seppellita nel luogo stesso. Così Campopisano divenne un cimitero, usato nei secoli a venire per tumulare le salme dei poveri e dei pellegrini. Soltanto nel 1523 il Comune diede permesso ai privati di costruirvi abitazioni.
Da Sarzano si esce per lo Stradone di SantAgostino, proseguendo a destra.
Questa era una delle vie più ampie della vecchia città. Prima della sua costruzione, avvenuta nel 1690, era denominata "montagnola di SantAgostino" ed era composta da tortuosi vicoli dove spesso si appostavano malviventi pronti a rapinare i passanti.
Si presume che in questarea sorsero i primi nuclei abitati di Genova intorno al V secolo A.C. e qui fu costruito agli inizi del secondo millennio il Castello, intorno al quale si formò la città vera e propria.
A metà dello stradone si trova Piazza Negri dove sorge la chiesa di SantAgostino (nella foto ad inizio pagine si vede il campanile). Il tempio del XIII secolo, era dedicato a Santa Tecla, ma il popolo decise di cambiare la denominazione della chiesa in quello attuale. Le corporazione della zona (tintori, bottai, setaioli, coltellieri, pollivendoli, carpentieri, berrettieri, lanternai) avevano ognuna il proprio altare, dove venivano celebrate le feste ai rispettivi protettori.
Dopo secoli di vicissitudini, venne chiusa nel 1798 ed adibita ad officina di fabbro e poi venduta al Comune che la usò come magazzino e falegnameria, e dopo i bombardamenti della II guerra mondiale che la distrussero in parte, unopera di recupero mirabile lha riportata ad essere splendida e, attualmente, allinterno del suo complesso è situato il Museo della Scultura e dellArchitettura ligure.
Proseguendo ancora per lo Stradone SantAgostino si arriva in Piazza San Donato dove è situata unaltra chiesa bellissima (a fondo pagina in una foto degli inizi del '900).
Ledificio risale al XI secolo, anche se nel tempo sono state apportate notevoli modifiche. Anche questa come tutte le altre che sono state visitate in questo itinerario ha una storia molto antica e ancora oggi si possono ammirare, al suo interno, opere di grande valore artistico, tra le quali spiccano i capolavori di Joos Van Cleve.
Per raccontare la magnificenza di questi monumenti le parole non sono mai sufficienti, solo una visita in questi luoghi può dare il giusto valore a tali meraviglie. Con questo nostro viaggio virtuale cerchiamo di vivere queste realtà soltanto attraverso alcune fotografie.