Elisabetta Robert
Elisabetta Robert nata a Genova il 20 luglio 1960 e Laureata in Lettere Moderne, ha lavorato nelle biblioteche e nel giornalismo.
Oggi opera nel settore della Bioetica presso l'Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova.
Tra i suoi "amori": la Liguria, il mare, gli animali e la fotografia.
Autrice di libri di poesie, ha ottenuto riconoscimenti nell'ambito di Concorsi letterari quali Primo Premio Nazionale Le Caravelle, Premio Internazionale di Poesia Cinque Terre, Premio Nazionaale Cesare Pavese, Premio Citta' di La Spezia, Premio Portovenere e Val di Magra, Ignazio Silone, Premio, Le Stelle,
Nicolò Barabino, Gran Premio Terra di Liguria, Primo Premio Assoluto Internazionale Il Cortile, Premio Speciale Luigi Cardiano.
Le sue liriche sono state oggetto di traduzione in inglese e tedesco, di letture in ambito accademico e scolastico.
www.elisabettarobert.it
A mio marito Danilo
Vieni, c'è una luna
stasera che apre
i nostri passi e
non esiste buio.
Soli,
l'amica fedele al fianco
avanza annusando l'erba,
coda tesa e orecchie pronte
ai suoni.
Tra i monti s'aggirano ombre
e figure incantate,
luci d'aerei sulle nostre rotte
mentre un gufo
ci vola vicino.
Esitiamo a fermarci
per paura che il tempo
travolga la quiete, allora
stringo il tuo braccio e sento la forza
che a me è venuta a mancare.
Quale beatitudine
poter restare così
sospesi sui mille
perché della vita...
Parlami, in silenzio,
guardando lassù luccicare,
come la prima volta
che mi indicasti una stella
Danza di falce
Tic, tic, tic,
tic, tic, tic
cadenzato ritmo
di martelli contadini
che battevano lame,
affilando falci.
Un rito tribale,
un suono che accompagnò
la mia infanzia a Fallarosa.
Negli angoli ombrosi,
sotto i noccioli
o davanti agli usci,
uomini con mani ruvide e
dai rari sorrisi,
lavoravano lune d'argento
per recidere l'erba.
Quasi una danza guerriera
da ballare a piedi nudi sull'aia:
tic, tic, tic, tic, tic, tic.
Palpito di cuore...
Trasformare in note
un rumore che ora
non si sente più
A Sergio Robert
Framura ti si appiccica addosso
e ti fa olivo.
Sono contorta come il sentiero
delle Murte percorso mille volte
e mai scoperto abbastanza.
Si ama o si odia
questo posto secco e da conquistare.
Gradini, scalette, mattoni o pietre
attendono il piede incerto
del forestiero che resta
incantato per sempre dai profumi aspri
e dai colori forti di queste terre a picco sul mare.
Ogni angolo apre un sorriso.
Una corolla, un fiore, un gatto, un raggio di luce
sulla foglia, un grappolo d'uva...
Lo sguardo del nonno negli occhi di mio fratello...
Framura, mi farai impazzire.
Ti perdo e ti riprendo. Ti rincorro.
Framura il sogno di chi non può sognare
A tutti i poeti
Il verso scarno
del poeta ligure
assomiglia alla Sua terra
di sole e limoni.
Tra le parole
nascoste dalle rocce,
s'insinua un mare smeraldino,
in moto perenne.
Odore di timo e di pesce
guizzante tra le reti:
questo è il nostro mondo,
l'universo nei vicoli del porto,
nei forti con occhi severi e nella luce
della lanterna che rifletteva il pianto
amaro degli emigranti.
Poeta ligure,
pescatore
di tramonti e di giorni perduti,
diventa, Ti prego, cantore delle prossime albe
nel volo largo d'un gabbiano
Franco
a Franco Castagnola
Ho chiuso gli occhi
senza primavera
nel nido vuoto
pioveva acqua dolente.
Confesso d’aver corso
all’impazzata
verso un destino
che giocava lo sgambetto.
Salita sulla giostra della paura,
ho cercato la mano
nel buio della consuetudine.
Tu eri lì, non Ti sei mosso,
sorridente, vivo e mi hai lasciato
solo quando la luce
ha invaso di nuovo
il mio domani
Carnevale
Mi sono alzata allegra
come il Carnevale.
Una mattina fredda
dove poche nubi
sono visi di pagliacci.
Spuntano primule gialle
e violette tra i nostri sassi.
I vecchi prendono il sole
con la schiena contro il muro e la passeggiata
a Nervi si anima: un quadro
improvviso a tinte liguri
nella luce tenue
di febbraio.
Affretto il passo verso il bus arancio.
Arancio, arancio... come il becco d’un
merlo scuro che saltella nell’aiuola.
Le vostre poesie
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