Danilo Piras

L'ultimo canto di Bibli

O mio fratello, del mio genitore
Figlio, a tale nomarti geme il core;
Poiché d'Amore volle l'empio strale
L'alma ferir, imprento del letale

Licor, col quale sole il fil Citereo
La vita de' mortali inebriare.
O giusti Numi! È vano continuare
Di tale senso dal fato funereo.

Di tal passione vana ed immorale,
Amato Cauno, a proferir cagione
M'accingo, conoscente l'illusione
Di che tu non intenda in essa male.

Ai Numi mi rivolsi, lor pregai,
Si che tal'empia onta dissipasser;
E al mal sottrarmi l'alma procurasser.
Fur vane le speranze, lo provai.

Vedi del mondo l'ultima agonia:
Trasuda corruzione ed empietà;
Dell'uomo e donna la volgarità.
Cercarne il bene inutile seria.

Nel mondo ingiusto, ingordo, empio, villano
Fia vano amare e vano desiare.
Perchè per vaqui calli ogn'uom solcare
Veder si può di vita il mare insano.

In te, che mi sei pari, il fior germoglia
D'un gemito anelante di speranza.
Così di Moira l'implacabil danza
Volle di tal passion donarmi doglia.

In te nuova semente di giustizia
Dimora; e in me la lucida volenza
Di verità, pel mondo disdicenza,
"Uniamci!", dissi, "A gigner la primizia!".

Ora, Fratello, amato più che amante,
Che la mia vita è digradata al fondo,
Mentre ti giungon tai linee smarrite,
Abbraccerò le rive del gran Dite.
(25-III-2007)


Le vostre poesie

Home Page