Claudio Lolli
E' stato uno dei cantautori più politicizzati degli anni '70. In molte sue
canzoni si riconosce una particolare attenzione riguardo ai problemi sociali in
contrapposizione ad una satira feroce verso i vizi, le miserie e le manie della
borghesia. La sua poetica è rivolta ai fatti quotidiani, con un'autentica
partecipazione ai problemi delle persone più deboli, come gli ubriachi e le
prostitute. Ha collaborato alla stesura di alcuni testi di Francesco Guccini.
Borghesia
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o
malinconia.
Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana,
se la
parrocchia del Sacro Cuore ha acquistato una nuova campana.
Sei soddisfatta dei
danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi,
assillata dal grande tormento che
un giorno se li riprenda il vento.
E la domenica, vestita a festa, con i
capifamiglia in testa,
ti raduni nelle tue chiese, in ogni città, in ogni
paese.
Presti ascolto all'omelia rinunciando all'osteria,
così grigia così per
bene poni a spasso le tue catene.
Vecchia piccola borghesia per
piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Godi quando gli anormali sono trattati da criminali,
chiuderesti in manicomio
tutti gli zingari e gli intellettuali,
ami ordine e disciplina, adori la tua
polizia tranne quando deve indagare
su un bilancio fallimentare.
Sai rubare con
discrezione, meschinità e moderazione,
alternando bilanci e conti, fatture e
bolle di cassazione
Sai mentire con cortesia, cinismo e vigliaccheria,
hai fatto
dell'ipocrisia la tua formula di poesia.
Vecchia piccola borghesia
per piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o
malinconia.
Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana,
chi lo
fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana
Di disgrazie puoi averne
tante, per esempio una figlia artista
oppure un figlio commerciante o, peggio
ancora, comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto,
sempre fissa ad ascoltare un orizzonte che si ferma al tetto.
Sempre pronta a
pestare le mani a chi arranca dentro a una fossa
sempre pronta a leccar le ossa
del più ricco e dei suoi cani.
Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa
mia,
per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.
Agosto
Agosto.
Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti
lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che urla, che esplode,
qualcosa che crolla. Un treno è saltato.
Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che
è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.
Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore anche di guerra
non certo
d'amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di Stato,
si muore,
si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.
Albana per Togliatti
C'e un compagno, altra generazione
che vuoi
bene ai matti,
gira con un fazzoletto rosso
e una foto di Togliatti
che alza
sulla testa, che alza verso il cielo.
Poi sparisce e dopo un po' ritorna
con un
camioncino
sopra, un' apparizione strana,
c'è una damigiana piena del suo vino.
A quel vino ci mettiamo sotto
come a una cascata
e così rosso, anche se è
Albana
non si beveva dal sessantotto...
Se ne va che è ormai quasi
mattino
sicuro della linea
"la sinistra vecchia
e quella nuova
Togliatti stai tranquillo,
le uniamo con il vino".
Siamo
noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la
malaria,
noi mandiamo al raccolto di cotone, riso e grano,
noi
coltiviamo il mais
su tutto l'altopiano.
Noi penetriamo foreste,
coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più
lontane
da noi sono i tesori alla terra carpiti
ora che poi tutti
gli altri
restano favoriti.
Ma siamo noi a far bella la
luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro
quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un sasso nella stanza.
Ma riprendiamola in mano,
riprendiamola
intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e
l'abbondanza.
E' vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due
la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce,
che abbiamo tanto
da fare
e non facciamo mai niente.
E' vero che spesso la strada
ci sembra un
inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo
mai i nostri fratelli,
è vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e tutti i
nostri amici.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi
dietro, fare l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli
zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e
di guerra.
Home Page