Barbara Leoncini
Assenzio
Abbiamo costruito templi dorati
abitandoli di variopinte divinità,
cerchiamo rifugio,
ovunque,
in terra e in cielo,
con ogni mezzo ed ogni fantasia;
rifugio da noi stessi,
dagli altri,
dalla vita e dalla morte.
Ci inebriamo di conoscenze
illudendoci d’immortalità.
Desolati frammenti organici,
non capiamo cosa siamo
né come sia possibile la nostra esistenza.
Entriamo in chiese e laboratori
con le stesse paure e le stesse speranze.
Temiamo di essere disillusi
e invochiamo una qualche certezza
comoda al nostro futuro.
Ogni giorno ci ubriachiamo di professioni di fede,
e ci sentiamo protetti,
ci sentiamo conquistatori.
Corrispondenze
Rimprovero al mio corpo
non la sua debolezza,
ma la sua forza,
la sua solidità,
quando, mio malgrado, reagisce
ed io muoio della consapevolezza
di non riflettere fuori da me
la fragilità della mia anima
Teatri
Quando, con infantile e spietata ironia,
mi svelano innanzi i protagonisti monchi del mio passato
come spade, come lance
essi penetrano nel mio cuore
come se io fossi l’unica colpevole disposta e destinata a pagare.
La vergogna e l’inferiorità insensate crescono
mio malgrado, ma col mio permesso,
ed io stessa in un istante spaventoso
percepisco ciò che fino a quel momento
mi curavo di ignorare
sistematicamente.
La mia mente è squassata da ciò che altri dipingono e costruiscono
su di me senza curarsi o domandarmi nulla.
La loro ingenua e sagace crudeltà,
più o meno consapevole,
più o meno giustificata o colpevole,
gioca a ridurmi in silenzio:
un goffo pagliaccio, una marionetta senza nerbo né arbitrio
che s’agita ed arrossisce
tentando di non attirare attenzione
sola sul palcoscenico.
Le risate e la pietà del pubblico
di cui fino a quel momento non ero cosciente
risuonano invadenti nella mia testa,
violentandola e lasciandola stordita da un imbarazzante inettitudine
per cui, malgrado tanti sforzi,
non trovo colpevoli.
E mentre cala il sipario
sulla mia commedia inconsapevole
resto seduta, immobile nel buio aspettando il Secondo Atto
e riflettendo amaramente
sul fascino dell’ignoranza e sulla sua forza,
sulla cattiveria dei punti di vista e del relativismo esistenziale
che contemporaneamente mi costringe ad odiare comprendere e invidiare
gli atteggiamenti pseudospensierati
del mio pubblico
umanamente pettegolo
Barbara Leoncini 20/09/02
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