Paolo Grandi

Sogno

Socchiudiamo gli occhi.
Siamo in viaggio verso l’isola,
siamo vicini, seduti sul battello
di notte, con le mille del mare alla ribalta
e anche le stelle nitide nel cielo pesto
e la luna piena 
che si specchia sulla distesa immensa dell’acqua;
e sembra che, navigando,
la infrangiamo ad ogni istante.

Noi due lì in questo lento ondeggiare
Verso la nostra meta
E con il tempo quasi sospeso
E i dolci pensieri
E le emozionanti attese
Che si cristallizzano in noi.


Tra le antiche rovine …

Tra le antiche rovine di Leptis e Sabratha
Tira un vento freddo
Che penetra e raggela il cuore.

Passeggio tra le imponenti vestigia
Ma neanche la il richiamo 
Alle bellezze che furono 
Mi riscalda l’animo.

Continuo a passeggiare tra le colonne
E i selciati romani
E arrivo al porto vecchio.

Qui incontro il mare,
una distesa blu cobalto 
così intensa che si staglia netta
rispetto al cielo 
ed ai marmi delle costruzioni.

Ancora il mio pensiero
In questo idillio
È un interrogativo pesante su di te.

E in queste strade labirintiche
Che si incrociano a metà
Io mi smarrisco e non vedo più nessuno,
se non le facce delle meduse
che risaltano dai fregi e dai pennacchi.

Ora sento freddo, alzo lo sguardo 
E aumento il passo.
Perché non mi hai risposto Amore?
Accelero, il battito è alto.
La visita sta per finire
E con essa l’incubo,
che tu non torni più.


Il volo

Com’è strana questa alterna estate
Tra una serata calda e afosa
Col sibilo della cicala
E un’altra fresca e piovosa
Con lo sciabordio dell’acqua piovana sulle strade.

Com’è lenta e come indugia piano
Tanto che sembra che languisca ad ogni istante.

Che noia e che tedia è il sole ancora così alto
Quanta tristezza trattiene nel suo seno 
La notte
Quanta stanchezza raccoglie tra le sue braccia
Il giorno.

La terra è arida, riarsa dal sole cocente,
quando non è allagata dalla pioggia insistente.

Non c’è più vita, non c’è più amore qui.

In quella sera stellata, hai preso il volo
Con il vento dell’estate…


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