Claudio Germanò

Mi chiamo Claudio Germanò e ho 33 anni. Sono nato nel sud d'Italia, nella Calabria, nei pressi dell'Aspromonte, ma vivo a Roma da oramai molti anni. Amo la poesia e la letteratura, e ho sempre cercato di identificarmi con la mia scrittura sin dalla giovanissima età. Ora, in questi ultimi anni, ho cominciato a sentire il bisogno di comunicare agli altri le mie emozioni, i miei sentimenti, le mie scritture poichè credo all'unione tra gli esseri umani e credo nell'amore tra gli stessi. 
Ultimamente ho ricevuto alcuni premi relativi a dei concorsi per la poesia, ed ho ottenuto inserimenti in diverse antologie di poesia contemporanea (Aletti Editore). 
Ma il momento più importante per me è stato l'uscita del mio primo libricino di poesie (Edizione Libroitaliano) per il quale sto ricevendo bei commenti di considerazione da chi lo ha letto e lo sta leggendo (e, ringraziando Dio, comprando).
In questi ultimi giorni, poi, sono stato invitato da alcune piccole emittenti radiofoniche e televisive per poter parlare dei miei scritti e della poesia in generale.
Adesso sono capitato tra le vostre belle e sane pagine e ho deciso di scrivervi due righe e mandarvi tre delle mie poesie inserite nel mio primo volumetto di cui appena parlato. Qualunque fine esse facessero io vi ringrazio lo stesso.
Ora vi auguro le cose più belle e dolci che la vita vi possa offrire e vi mando i miei saluti con tanta amicizia.

Cordialmente,
Claudio Germanò
(04/05/2006)


La giovane età
(Anno 1990)


Avverto nell'aria
l'odore della mia passata giovinezza.
Ricordo quel tempo dove tutto era bello:
nessuno pensava ai dolori futuri.

Osservo il bambino:
con quei pochi sassi si sente felice
e gioca con tutto, fratelli compresi.

Perchè poi da grandi si diventa più strani?!
Perchè non si gioca coi sassi di allora?!

Diventano seri i sogni di un tempo.
I giochi di allora non valgono più!


Ottobre del '93

Sono seduto qui
davanti al portone della mia casermetta
e vedo innanzi a me le foglie trasportate via dal vento
che soffia ancora leggero.
L'albero ne rimane scarno:
lascia cadere quelle che lo ornavano a primavera;
e in terra giacciono,
ora alzandosi, ora abbassandosi.

E lì, nel manto erboso, cinguetta l'uccellino
vicino allo sgabello della sentinella.

Nessuno c'è davanti a me!

Alzando gli occhi al cielo distinguo appena
il volo di una tortora:

"Volteggia tortorella,
ammira questa calma da lassù.
Ed insieme a te ce n'è un'altra, e non sei sola come me.
La mia di compagna non è qui,
non posso giocarle intorno,
non posso nemmeno sfiorarla.
E non sai come la vorrei attorno a me,
mentre gioca e poi ride:
vorrei abbracciarla come al mare,
quando ci riparammo dalla pioggia sotto a quel capanno
e ci baciammo per ore.
Ma adesso non è qui!"

Intanto cade un'altra foglia,
piano viene giù dal suo vecchio ramo.
Il grande albero, laggiù, ancora è illuminato
dal debole raggio di sole;
e anch'esso si piega al vento.

E il manto bianco che copre l'eterno celeste
si sposta lentamente verso nord
e si lascia ammirare nel suo splendore
come fosse un caldo e malinconico addio.


Vivrai con me, in me
(Anno 2005, l'addio a mio padre)

Io e te vivremo,
vivremo insieme,
vivremo tenendoci per mano.
E così non sarò solo in questa vita,
in questo mondo;
e così non avrò paura.
Starai al mio fianco
ed io al tuo
come un padre e un figlio,
come noi due ieri.
Sei nel mio cuore
e nel mio sguardo al mondo,
nella mia anima,
nella mia mente.
Vivrai con me, in me
e da solo non starò
per le vie, nei ricordi.
Ti ho voluto bene
ed ancora te ne vorrò
così, per sempre,
in me, eternamente.

(Con Amore, a mio padre.)


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