Giampaolo Dipietro

Vi mando un paio di mie poesie nella speranza di una vostra eventuale pubblicazione, grazie per l'attenzione, 

Fragile arte dell’esistenza

Fulgore sibilante
il colorato suono dell’incertezza 
sterile talamo di sordidi incontri
evanescenti memorie racchiuse in un guscio
delicata fortezza dei sensi.

Non credo in te, uomo.

Rovente groviglio di insane passioni
che vile natura ha beffamente legato 
indissolubile essenza
al simulacro di Dio.

Nessuno specchio riflette la colpa
reale compendio di un’idea
malcelata compassione di un demiurgo crudele.
Rovinoso affanno che nulla ha giovato
a questo esecrabile simposio 
che definisci vita. 

Non ti appartengo, uomo.

Strali di angoscia lordano la carne
che di sublime vanto
irriverente figura
hai rivestito d’ipocrita vergogna.

Strano impossibile destino il tuo
che nell’incerto afflato del tempo
raccogli gaudente i semi del vano.
Solitario conduci il tuo passo
in un gravido labirinto d’immagini
consunte maschere di un Io troppo perfetto
ricercando un’antica armonia
una gentile delicata poesia d’intenti
.... fragile arte dell’esistenza.


La mia oscura prigione dell’anima

E la Luce fu.

Splendore regale d’ambigua bellezza
la tua possente figura 
visse l’incanto
l’arcano tempo delle infinite grazie
nel sempiterno regno dell’Amore immenso.
Tu fulgida rugiada 
fra mille notti ammantate di stelle
volgevi lontano 
un traditore sguardo di gloria
ardente sogno dell’Io più nascosto
non più incatenato all’arbitrio del Dio.

Possano i cieli
rimembrare ancora una volta
il santo sangue versato
il cozzare lucente delle spade,
infuocate lame di seta scarlatta,
e i figli del Padre
rievocare l’abisso
informe creta plasmata
al rimpianto d’un orgoglio spezzato.

Trema terra mia
al fragore del vespro
luce sottile allo schiocco del fato
e piangi amara
il tuo figlio più caro.

Accarezza il sogno mio
l’ingenuo stupore
d’un desiderio affranto
compianta roccia arsa e gremita
su questa mia terra sbattuta.
Ed infiniti rivoli di sabbia
disegnano nell’odio
spettrali orizzonti di vendetta
fragili castelli di vetro soffiato:
questo crudele nero sentire
che riempie di vuoto
solitaria
la mia oscura prigione dell’anima.


Le vostre poesie

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