Antonello Diana

Per navigare ancora

Naufraga in quest´oceano
d´immensa solitudine
la mia esile barca,
e venti d´uragano
sospingono violenti
in vortici paurosi
i suoi fragili legni,
seguendo 
la sua rotta
tracciata dal Nocchiero.

Ma dopo la tempesta,
appena l´
alta nebbia
dei miei pensieri oscuri
si dirada
all´orizzonte appare, 
tremula,
la luce del Tuo faro,
donando nuova forza
alle stremate 
braccia.

Allora isso la vela
per navigare ancora
fino all´ultimo 
ormeggio
del Tuo porto sicuro.


Il treno del Sud

13.45. Uno sbuffo,
un fischio lacerante
e le rotaie stridono.
Lunga corsa là. Lontano.
Cassette e valigie di cartone,
fazzoletti sudati, salsiccia,
formaggio 
e vino buono.
E tante lacrime.
Silenzio che ferisce
il cielo terso, 
immoto.
Il sole cade e brucia.
Pensieri neri, poi speranza.
Tanto 
sonno, stanco e profondo.
Un organetto suona,
mentre una vecchia prega.
La giovanetta ride,
e canta.


La stagione dell'amore

Muore la stagione dell´amore
uccisa da noi tutti.
guardati intorno:
visi gialli 
neri, rossi,
scarniti dalla fame
disossati dalla lebbra,
muti testimoni
dell´odio inutile
e del nostro egoismo
ti chiedono un po´ d´amore,
non 
solo pacchi dono.
Tu che fai bimbo bianco?
Guardi dall´alto
degli 
omogeneizzati
che la tua mamma ti dà
per farti crescere
più forte, più 
sano, più bello.
Guardi dall´alto della tua cameretta
riscaldata e 
sicura
e piangi una lacrima di coccodrillo.
Però non sai bambino bianco
che muore la stagione dell´amore
e tu guardi, guardi
e non fai niente.


Mio paese

Cade la sera 
sulle sbiadite case
del mio paese
adagiate 
in cima al monte
come un vecchio
assopito su una panca.

Spira il 
maestrale,
portando intensi aromi
di camini accesi
giù per i pendii.

Si accendono danzando
dentro il vivido rossore
mille occhi socchiusi,
come un magico presepe
creato da un mitico gigante.

Apro una 
finestra di cielo 
e scopro tenue luci lontane,
che a grappoli si 
tuffano
dentro l´orizzonte.

Mio vecchio paese imbacuccato
Nell´aria decembrina
attendi come un bimbo impaziente
le rondinelle della nuova 
primavera.
Domani - pensi -
il sole sorgerà ancora
dietro la collina.


Se passerai nel mondo

Se passerai nel mondo,
quello vero di tutti 
i giorni,
dolorante, rassegnato, stanco
o quello ricco e bello fuori
dorato e marcio dentro.

Se troverai 
nel fango più melmoso
un fiore 
bianco
che il mondo non riuscirà
a far morire,

se piangerai 
di pianto 
disperato e antico
quando tutti rideranno
e tu sai solo, nel dolore;

se ancora crederai
nell´uomo col suo mondo,
potrai davvero dire:
non ho 
vissuto invano.


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