Frida De Luca
Storia di vino
Sul fondo una traccia purpurea richiama l’attenzione come un dolce rubino, del quale non si può fare a meno di desiderare di appropriarsene.
La donna alza il suo lungo collo, mostrando il viso al cielo per far scendere il desiderato ad incontrare le sue labbra, ma riabbassava il bicchiere, e lo sguardo in esso, finiva poi per farsi la solita domanda: perché la traccia è ancora lì? Il solo modo per ottenere che la sospirata goccia arrivasse a rinfrescarle labbra, arse dal medesimo rubino, era quello di versare altro vino in modo da confonderla nel liquido che l’aveva generata, ma poi un’ennesima traccia si formava sul fondo dello stesso bicchiere, così lei continuava e ciò la divertiva, rideva ballava, era giuliva come una bambina ma poi finiva sempre a piangere sulla sua ultima traccia nel fondo della bottiglia.
Era questa la solita conclusione del suo gioco… il gioco di far passare la vita con il vino, e lei era sempre l’inevitabile perdente, perché la vita era lì, come la sua sospirata traccia, e lei lo sapeva, ma la vita non era come la sognava lei, le sfuggiva via, e la donna era ormai troppo lenta, non l’avrebbe potuta raggiungere, quella vita, mai come non avrebbe mai potuto raggiungere il fondo della bottiglia, dove giaceva la sua traccia a schernire le copiose lacrime, di bimba insoddisfatta.
Ma non sopraggiungeva la rassegnazione: fece giocare la vita con il vino, beveva e creava attorno a se un mondo bellissimo fatto d’impressioni che si ampliavano con l’ebbrezza e il delirio che le provocava l’alcool.
Era una donna felice, falsamente felice, e il sapore del suo rubino preferito addolciva la realtà di una vita più dura, che ormai non l’accettava più, non l’aspettava, e nella quale lei non aveva nessun’importanza; nessuno dei quali faceva parte della sua sciocca esistenza, ricordavano che lei esisteva nella loro, era, dunque, sola e ad alcuno importava se lei era in una stanza a bere o in un prato a passeggiare salutarmente.
Così continuava il gioco dolce, come una fresca e tenera carezza che le scendeva nella gola per perdersi nei sensi, sempre più intorpiditi, e i movimenti le divenivano leggeri, delicati, e gli occhi vedevano meglio, i colori erano più intensi e tutto aveva un solo dolce e familiare profumo.
Il suo gioco era la sua trappola, la sua vita era il suo gioco e giocando smise di giocare, volando smise di volare, vivendo la sua unica vita smise di vivere, lei era il vento e nel vento ha volato giocando la sua vita, ma un sorriso le rimase sulle labbra del colore del suo rubino, unico compagno, amico e amante, dolce elisir di vita falsamente felice, quel sorriso è rimasto nel vento perché lei è il vento, adesso lei è il vento.
Frida De Luca
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