Matteo Beroncello Brotto
Annegando nel tempo… (24/01/06)
Ovunque disperdi le attenzioni
come il mare, il salso, il rame
che si scorpora dai suoi capelli
da cui ogni notte cadi
Ed è un chiodo fisso come la mente sia pregna
pregna di biglietti gialli
appesi attorno al monitor
alle ciglia
all’ultimo sorso d’olfatto
disfatto tra un tasto e l’altro
Nel retrobottega della giornata ben poco rimane
meglio di niente dirai…
qualche sera si accatasta su un cartone di pensieri
stanco sonnolento sibilante sornione
sinuoso magari potrebbe essere
ma le batterie erano di seconda mano
e sganciate si sono dall’attenzione
E ci si trova in strada a vagare
con i ballerini della mezz’ora d’aria
scandita da un ticchettare di spot e mozziconi
qualche mezzo doppio malto
e un salmo di note
Ovunque disperdi le attenzioni pure stanotte
pregando dio che di te abbia un cartellino di memoria
e magari ti rimane un quarto per il cielo
per ricordare quell’emisfero destro
che a comando si può ancora attivare
ed esprimere con un segno su un sasso la tua arte
con una frase su un foglio
tutto l’intimo che c’è in te
e con la perdita di un secondo
avrai divorato tutta la vita
captabile attorno
-C-E-R-A-
Percorrendo quella tattile orbita ellittica imperfetta
Questa mano affonda in un occhio che non c’è
Profumo del passaggio di un’arcana fiamma generatrice
Ancora semistanziata fra le pieghe delle labbra e dell’olfatto
Il respiro non c’è
Una maschera di cera impersonale impersonificante una vita
Semiabbaglia il tuo occhio poco attento alla periferia
E si erge statica nell’accoppiata rintocco di cuore/espirazione
Espirazione/espiazione di giudizi… pregiudizi
Come ciò che viene prima dell’ultima tempesta autunnale
Banale
La mano sodomizza il tuo occhio diventando dominante
E l’altra strizza il tuo cuore
Impedendo l’ultima pulsione
Che possa far partire una sensazione/decisione
Le dita sulle pareti incrostate d’aria scrivono una storia
Disillusa da interpretazioni
Pareti troppo acuminate al tuo passaggio
Lasciano vane speranze di positive emozioni
(Che sia un viso?)
e il polpastrello sentendo il bisogno di essere tangibile
scava illuso il suo desiderio di lasciare un’orma
un’orma poi ricamata nella sua coscienza
bisogno di registrare una collina che stia abiurando pendenza
una forma di violenza esclusa
da pareti inviolabili dal sorriso della tua banale realtà.
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