Giuseppe Barreca
Scirocco
Mi sveglio con le nubi negli occhi,
lo specchio è uno schermo spento,
il vetro rigato d’acqua non da luce,
una lieve oscurità si diffonde attorno,
il giorno avanza timido e faticoso.
Il mare dall’alto sembra un vetro sfregiato,
le onde macchiano le rive stanche,
e il vento solleva nugoli di speranze,
le trasporta leggere sui tetti bagnati,
verso finestre di uomini annegati in un confuso silenzio.
Una vecchia donna guarda la piazza deserta,
chiusa tra la roccia e le case vuote.
Un gatto noioso chiama la sua fame,
gli alberi si stirano appena svegli
e i monti attorno forse sorridono.
È un giorno senza nome, senza numero,
caduto furtivo sulle nostre teste, ma non voluto,
eppure lentamente va vissuto e consumato,
come un regalo non desiderato, come la pioggia
che asciuga l’acqua solo con altra acqua.
Gli amici sorridono in questa casa sorda,
intrecciamo le nostre malinconie, le nostre paure,
le nostre speranze giganti a due accordi di chitarra,
a un bicchiere di vino che brilla nel buio
straniero di questo giorno senza coraggio che è nato.
Sono per ora lontani gli affanni, i sospiri sognati,
gli occhi che non abbiamo il coraggio di guardare,
gli occhi che non vogliamo dimenticare,
i silenzi carichi di angosce forse già vissute,
oppure di gioie da cogliere nel soffio dello scirocco.
Questa terra non è nostra, ci culla e ci respinge,
torniamo alla pianura senza orizzonte dell’inverno,
alla neve che buca la nebbia dei nostri minuti strani,
alle usate preoccupazioni dell’oggi senza tempo
lontani da quel vento di scirocco che ci seduce e ci abbandona.
Bergamo, febbraio 2004
La promessa
Tacciono le tue parole, lontane,
e volano senza toccarti
i miei pensieri a briglia sciolta.
Di lungi tuona felice
il temporale di luglio,
e copre la tua voce assente,
baluginante nel ricordo,
con lampi incerti di noia.
Non saprai quel sentire per te che segreto
è al nostro cuore; è un pensiero,
un regalo che lumeggia invano
alle tue palpebre chiare.
È la promessa che solleva foglie d’emozione,
e si lascia l’estate alle spalle.
Un vento zingaro
Il momento del parlare
mi tolse fiato,
e nella stanza della sera giovane
fu un sussulto di coraggio.
Nell’istante scrutai i tuoi occhi,
le tue mani non ritratte: la mia intenzione ristette,
poi si ruppe senza fragore.
I sussurri si amalgamarono
sui libri, sui muri, contro le finestre,
all’ora che chiama l’uomo
all’uscire.
E uscimmo nel lieve spirare
di un vento zingaro.
Bergamo, luglio 2005
Le vostre poesie
Home Page