Nel ’48 giungeva a Genova
Filippo II, erede al trono. L’ospite chiese di essere alloggiato a Palazzo
Ducale, ma il D’Oria lo volle a Fassolo (nella foto il parco del palazzo), suo ospite privato, a ribadire
l’indipendenza della Repubblica; l’episodio costò la destituzione al
Figueroa. Ma quella fu l’ultima vera affermazione dell’Ammiraglio. Nel
’50, superati gli ottant’anni, guidò un’azione a Mehedia, contro Dragut
che, però, gli sfuggì; due anni dopo un’altra spedizione, contro la Corsica
sollevata da Sampiero di Bastelica coadiuvato da Turchi e Francesi, non poté
impedire che gran parte dell’isola passasse ai nemici: quelle terre sarebbero
ritornate genovesi soltanto nel 1559, col trattato di Cateau-Cambrésis.
Nell’impresa di Corsica era con
Andrea
il pronipote Gianandrea, figlio di Giannettino, investito di comandi navali
appena sedicenne. Nel ’60 lo stesso giovane partecipò, in subordine al Duca
Medina Celi, Vice Re di Sicilia, alla spedizione contro Tripoli di Libia, voluta
da Filippo II nel quadro del conflitto ispano-turco. Presso le Gerbe la flotta
subiva però un pesante scacco da Dragut e Ulug-Alì, e la notizia risultò
fatale per
Andrea
novantaquattrenne: “Il colpo recatogli dalla sconfitta, – scrisse
Vitale – che finiva di distruggere la sua opera intesa ad assicurare alla
Spagna il predominio navale nel Mediterraneo, passato ora alla Turchia, era
stato troppo forte per il vecchio marinaio. Volle attendere in piedi i messi che
gli recavano notizie del nipote; udito che era salvo, si coricò per non alzarsi
più: era il 25 novembre 1560”. Moriva quando la pace di Cateau-Cambrésis
sanciva l’assoluto predominio della Spagna nella penisola: “Per opera sua
– prosegue il Vitale – Genova, necessariamente legata alla grande
potenza, conservava quel tanto di libertà che era ancora possibile in
un’Italia tutta dominata dagli spagnuoli e poteva, con maggiore o minore
fortuna, sostenere la neutralità che egli aveva inaugurato, mentre, per effetto
degli accordi da lui stipulati, i suoi concittadini si impadronivano
economicamente della nazione dominatrice”.