Ma la svolta nella vita di
Andrea
arrivò dopo i quarant’anni. Grazie alle grandi capacità che aveva
dimostrato, era stato scelto dal Re di Francia come Ammiraglio della flotta
navale, ma, da abile uomo di guerra, in seguito cambiò idea, per passare sotto
l’ala protettrice di Carlo V, l’Imperatore spagnolo. Questo suo passaggio da
uno schieramento all’altro fu da molti considerato un atto di tradimento, ma
Andrea
sapeva che era l’unica soluzione per riportare a Genova la ricchezza e
l’indipendenza.
Citiamo un brano tratto da “Storia
di Genova nei secoli” di Michelangelo Dolcino, che narra questo
avvenimento: “La guerra continuava, nella sua tragica furia. Nel ’24 il
Re di Francia era sceso in Italia dal Moncenisio, e rioccupata Milano affrontò
presso Pavia gli Imperiali; subì una disastrosa sconfitta – il 24 febbraio
1525 – e addirittura finì prigioniero. Condotto a Madrid, passò per Genova e
sostò al monastero della Cervara, presso Portofino; ma tornato libero, riprese
la lotta, in cui Genova ancora visse angosciosi episodi. Così, nel ’25 Andrea D’Oria tentò la conquista di Genova dal mare, appoggiato a terra dal
Marchese di Saluzzo; respinto, divenne “assentista” del Pontefice e poi
della Francia. Un altro tentativo fu operato nel ’27 dall’Ammiraglio,
coadiuvato questa volta all’interno dai Francesi di Lautrec. Il 19 agosto la
città cedeva, e presto aveva un Governatore – arresosi Antoniotto Adorno,
ultimo Doge perpetuo, a Cesare Fregoso – nella persona di Teodoro Trivulzio.
Una nuova struttura costituzionale veniva delineata, prevedente tra l’altro
l’esclusione perpetua dai pubblici uffici di Adorno e Fregoso, quando accadde
un evento determinante: il 13 settembre 1528 Andrea D’Oria, passato allo schieramento imperiale, sbarcava a Genova e vi era
accolto come un liberatore. Il 28 ottobre veniva occupata Savona. Presto le sue
mura dovevano essere abbattute, e il porto colmato di sassi; la popolazione più
non avrebbe potuto riunirsi a parlamento senza il benestare della Dominante. Il
D’Oria era passato a Carlo V con una convenzione firmata a Madrid il 10
agosto. Per volere del genovese il documento si apriva con tali parole: “Piena
indipendenza di Genova e piena sovranità su Savona. Libera facoltà ai genovesi
di commerciare in assoluta parità con i sudditi di Carlo V in tutti gli Stati
dell’Imperatore”.
Non mancarono naturalmente
gli autori che accusarono il grande “assentista” di tradimento. Occorre al
proposito osservare che al momento dell’ingaggio da parte di Carlo V, il
contratto che lo legava alla Francia era scaduto; secondo poi la versione
ufficiale del Servizio Storico dello Stato Maggiore Generale della Marina Francese, Andrea D’Oria era stato privato del suo grado prima di trasferirsi al campo
opposto. Manifestazione d’avidità? Rimase la sua volontà, prima di
affrontare le clausole che lo riguardavano direttamente, di occuparsi di Genova
“
Nel brano è riportata alcune
volte la parola “assentista”:questo termine veniva usato per
i comandanti navali che si comportavano come i “condottieri” di terraferma,
cioè firmando contratti per l’uno o l’altro padrone, portando a chi li
assoldava i benefici e i difetti che questo tipo di accordi poteva comportare.
Tutti gli stati di quell’epoca utilizzavano questi capitani di ventura, tranne
Venezia che non volle mai farvi ricorso.
L’avidità o la capacità di
intuire il momento storico diedero ad
Andrea
una posizione di grande potere; questo fu un vantaggio per lui e per la città,
ma portò anche ad una situazione di estremo pericolo per la sua vita.